In occasione dell'uscita dell'album " La direzione del vento "

A cura di Rupe Tarpea Produzioni

Ma cos'è La Direzione del Vento?
La direzione del vento è il pensiero forte.
La direzione del vento è quel richiamo irresistibile, forte al senso
naturalmente sano della vita.
Quella sorta di destino che "forma" gli uomini alla ricerca del bene e dell'alto.

E la famosa "beffa" al Manifesto (il famoso quotidiano comunista che pubblica incautamente una mezza pagina di pubblicità che annuncia l'uscita del suddetto CD! ndr)?
La beffa! Io trovo che più che una beffa si tratti di un semplice esperimento di quanto la banalità sia trasversale al basso spessore della politica italiana.
Nessuno dice più veramente ciò in cui crede davvero. E' sufficiente assumersi questo piccolo compito che nessuno riconosce più le radici del pensiero forte. E' forse patrimonio esclusivo della sinistra la difesa del popolo Palestinese contro la grande democrazia israeliana? Appartiene alla sinistra lo scetticismo verso Maastricht che sta per mettere al collo del nostro popolo un cappio che lo soffocherà per sempre? Tutto ciò è fascista? Comunista? Io credo invece che tutto questo sia parte del patrimonio dell'ordine genetico naturale di ogni popolo che vuole il suo bene e quello delle sue fasce più deboli e vacillanti; perché allora il Manifesto non  ha riconosciuto onestamente tutto ciò accettandolo come dato di fatto? Forse perchè per loro l'antifascismo è più forte di qualsiasi amor di popolo o forse, ancor più
banalmente presto avranno bisogno di vendere un'altra volta il loro quotidiano a 50.000 lire e preferiscono scusarsi con i loro lettori di aver interloquito con un fascista.

La Direzione del Vento è un po' un invito a superare le categorie di "destra" e sinistra"?
E' un osservazione attenta. Considero infatti la musica un po' come una terra di nessuno dove, traversate insolite frontiere, si possa davvero dialogare, ma non con lo squallido buonismo dei dialoghi moderni bensì con le emozioni delle persone.

Fin dai tempi di Punto di non Ritorno abbiamo notato una certa attenzione per l'aspetto "qualitativo" del discorso…
Un miglioramento, tecnico, musicale un'attenzione più minuziosa per i particolari quasi per ringraziare "la gente" che mi ascolta e per apprezzare l'avermi fatto scavalcare i confini del ghetto. Gli argini
sono aperti ora , non mi farò mettere all'angolo.

Che rapporto vedi tra i tuoi primi due album?
Il rapporto tra i due? La Direzione del vento  mi ha spinto in questo irrinunciabile tragitto che mi ha portato oltre il "Punto di non ritorno"

Nel tuo stile si evidenziano due due vene: una militante e una più intimistica un po' da Degregori "nero".
Certo. Permettetemi di dire però che l'intimismo, anche se degnamente rappresentato da Degregori, non è certamente esclusiva dello stesso, anzi qualcuno potrebbe rivolgergli la stessa domanda magari riferendosi a Dylan o agli autori ai quali certamente si è ispirato.
Va aggiunto che l'intimismo di degregori ERA anch'esso militante e se oggi è cambiato è un problema suo.

In questo tuo secondo lavoro non mancano i riferimenti al Ventennio.
Oggigiorno nessuno si presenta  per quello che è.  Io sono fascista ho un riferimento forte nel ventennio, non volevo ci fossero dubbi.

Cosa vorresti raggiungere con la tua musica?
Il riferimento cantautoriale del mondo che non si accontenta di risposte astratte, approssimative e innovazionistiche. La voce che cerca nelle emozioni forti dell'uomo naturalmente ordinato di dimostrare che questo disagio dirompente ha delle vie d'uscita di" liberazione dall'assedio",
non e' un percorso esoterico formulettario, ma un tragitto possibile definito, faticoso e vincente.