il fischio di quel treno che bucava le montagne gelate, spezzava la notte come fosse di gesso
e il fischio di quell'auto con le ali spiegate. Piangeva la morte come non faccio io adesso
e in un solo minuto, e in un solo minuto gli rubava la vita ridendo
non sapendo nemmeno che lui stava sognando,
lui che aveva creduto, lui che aveva creduto che la morte arrivasse di sera
e non tra i primi fiori della primavera.
Cento chitarre suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento chitarre suonano, suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento sorrisi per lui volano.
Cento chitarre suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento chitarre suonano, suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento sorrisi per lui volano.
Canti assassini (I)
Noi siamo lontani,
siamo tutti vicini,
e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini
e lanciamo sperando che arrivi quel giorno,
che con le braccia aperte faremo ritorno
Ed ogni passo battuto su quella dolce strada amara,
vi faremo vedere chi ce l'ha fatta pagare cara
Sentendo parlare degli amici di ieri, con le mani sudate alzeremo i bicchieri
e alzeremo i ricordi come si alza la testa,
cominciando da capo,
da quello che resta
leggendo tra le righe del nostro cammino,
capimmo qual'era il nostro sporco destino
leggemmo sulla pelle di chi ci piange accanto,
che in fondo la pelle è solo un pallido guanto
ma tra gli occhi e le stelle c'è un pallido sole,
che solo la vita può far riscaldare
Questa vita che ridendo ci prese per mano,
ci levò le catene per portarci lontano
che ci ha dato questi figli che già sanno parlare,
che già stanno pagando prima di cominciare
Canti assassini (II)
Entrammo nella vita dalla porta sbagliata in un tempo vigliacco,
con la faccia sudata,
ci sentimmo chiamare sempre più forte,
ci sentimmo morire,
ma non era la morte
E la vita ridendo ci prese per mano,
ci levò le catene per portarci lontano,
ma sentendo parlare di donne e di vino,
di un amore bastardo che ammazzava un bambino e di vecchi mercanti e di rate pagate e di fabbriche vuote e di orecchie affamate
Pregammo la vita di non farci morire,
se non c'era un tramonto da poter ricordare,
e il tramonto già c'era era notte da un pezzo,
ed il sole sorgendo ci negava il disprezzo,
ma sentendo parlare di una donna allo specchio,
di un ragazzo a vent'anni che moriva da vecchio,
e di un vecchio ricordo di vent'anni passati,
di occasioni mancate e di treni perduti,
e scoprimmo l'amore e scoprimmo la strada,
difendemmo l'onore col sorriso e la spada
Scordammo la casa, e il suo caldo com'era,
per il caldo più freddo di una fredda galera,
e uccidemmo la noia annoiando la morte
e vincemmo soltanto cantando più forte
E ora siamo lontani, siamo tutti vicini,
e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini
E ora siamo lontani, siamo tutti vicini,
e lanciamo nel cielo i nostri canti bambini
Tra qualche bacio è Natale, in mezzo ai ricordi dormirò.
Forse in queste scarpe che mi fanno ormai male, nei suoi occhi o nel ricordo che ho di lui,
se tra qualche sigaretta non mi vedi brindare lascia stare e pensa ai fatti tuoi.
Un Natale che viaggia tra la neve e i suoi fiori e che mi porta un regalo di più,
questo vuoto Natale in cui non nasce nessuno, questa volta non è festa per me.
Se tra un canto e una catena lui riuscisse a ricordare il Natale di tanti anni fa
che la notte a malapena faceva in tempo a cadere e già il sole ne bruciava la metà,
se schiacciasse la mia pena contro il suo davanzale ed alzasse il suo bicchiere per me.
Se tra qualche bacio è Natale, tra quanti Natali tornerà,
col suo mignolo storto ma che non gli fa male e i suoi baffi che mai taglierà.
Ma sull'eco di una bestemmia non lo vedo tornare, a Natale non si canterà.
Perché c'hai dato la vita
Perché c'hai dato la vita, perché ce la fai cantare perché ce l'hai messa nel cuore, fra le dita,
e non sa più cosa fare, per venderla forse a chi non sa comperare a chi è giovane senza gioventù,
a gettarla negli occhi di chi muore di fame per vedere se si vive di più, o a strapparla alle stelle con un canto
impazzito che ti ruba il tuo cuore anche se non l'hai cantato, perchè c'hai dato la vita colorata negli occhi,
sulla strada ingiallita, per rischiarla di notte, sopra un mare già mosso che dipinge le sue ali con un fuoco
più rosso, o rubarla nei bar in faccia alla gente che col vino non ci pensa più, annegarla in un fiume
fino alla sua sorgente, o donarla come hai fatto tu, o lasciarla tra i sassi come un cane malato come un ago che inietta
il suo sogno scontrato, perchè c'hai dato la vita, mezzo morto d'amore mezza viva e finita, per cantarla d'estate
in una sera d'agosto su una spiaggia solitaria col sorriso al suo posto, spaccarla sopra i muri che non fanno passare,
sulla strade che non sanno arrivare, o brindarci con un mezzo bicchiere di vino con un amico che sa starti vicino,
raccontarla da vecchio ad un pallido specchio che ti ascolta annoiato che ha già visto e vissuto.
Quando una storia è una storia d'amore l'amore non si scorderà.
Quando una storia è avventura e dolore per le strade della sua città.
Roma ricordi questo amore andato a male, quante canzoni mai cantate da cantare sulle tue strade, sotto il cielo sempre uguale, le nostre avventure Roma, non le puoi scordare.
Oh a Roma, ma che te sta' a'nventà? Oh a Roma, torna la mia città.
E sulle nostre teste il tetto di una galera, sulle nostre navi il cielo di una piazza tua.
A Roma 'nfame torna Roma quella vera, facce tornà, non ce caccià più via.
Quando ricordi scoprii questo amore, da allora non tornerò a riempirmi il cervello di vino e liquore se solo mi sentirò.
Roma di falchi, iene, aquile e pantere, Roma in divisa delle ferrovie, Roma di prati, antichi ruderi e galere, Roma dalle scuole strette, Roma dalle larghe vie.
Oh a Roma, ma che te sta' a'nventà?
Oh a Roma, torna la mia città.
Ma non ricordi quanti passi per la strada quante risate seduti su una spalla tua, quanti guerrieri senza capo e senza spada, tutti uguali, ognuno con la storia sua.
Dove ghignano i ladri della libertà
Nella corsa di un fiume,
nella sua libertà,
nella luce di un lume,
nelle vecchie città,
nelle forti montagne dove l'aquila va,
tra le ricche campagne la mia anima sta,
dove l'ugola cresce forte
e tuo figlio lo sa e se vinci la morte tuo figlio vivrà,
dove il mare spruzza forte quando l'aria vuole spezzare,
dove il sole vince l'oscurità e là camminavamo,
dormivamo sulla sabbia che ci bruciava i piedi e l'anima la rabbia.
Dove il vento fischia forte se l'ulivo vuole cantare,
dove il sole vince la povertà.
Tra le strade sicure e le vecchie campane,
tra le alpi mature e le serate romane, sotto ai vecchi balconi,
dentro le trattorie queste sorde canzoni diventate poesie.
Dove una sera ti scappa una canzone cantata in latino, dove un ricordo ubriaco ti viene a morire vicino,
dove ragazze con gonne a fiori
che ballano sulla strada di pietra
e i loro dieci, cento, mille amori tra gli accordi di una cetra,
dove la vendemmia è quasi un dono che viene del cielo,
dove il sorriso è un sorriso davvero,
dove i vecchi seduti sulla porta aspettano che il sole sia andato
e lì che tra fuoco e dolori ho lasciato il tuo sogno spezzato,
dove la notte seduti negli occhi di chi si inietta la morte,
sotto un vento che fila sempre più forte,
è lì che ora ghignano i ladri della tua libertà,
è lì che ora ghignano i ladri della mia libertà.
Sul cemento un fiore nero nascerà
Sulla pista dei ricordi ho lasciato il mio valore, sulla strada delle stelle la mia libertà ed armato del sorriso di lei che non c'è più me ne vado alla conquista di un ricordo di più, me ne vado e forse non ritornerò, me ne vado e forse non ritornerò. Ma rimane lei che a sedici anni già sa i giochi dell'amore. Cosa vendere per vivere, che cosa comprare e una catena per legare i capelli suoi, il suo cordone ombelicale staccato da noi, i suoi occhi quasi non ricordo più, i suoi occhi quasi non ricordo più. Sulla pista della fede hai spezzato il mio sogno ideale con quattro canne ed un fucile ed una maglietta e i tuoi baffi da maiale, ma rimane lui ch'è triste e rimane là dov'era senza cantare quando muore la notte, quando nasce la primavera e si siede sulla vita come vuoi tu e si siede sui ricordi che ha già dimenticato, sul tuo odio, sul tuo mondo malato. Sulla strada del rimorso ho lasciato i miei errori fatali tra le vostre grazie fatte e i miei peccati mortali resteranno solo loro che non sanno cosa fare se l'estate è solo un gioco, se si muore per il mare; e lui che conosce un paio di jeans e sa il fumo quando è buono, ma non arma la sua mano sotto l'impeto di un tuono, di una rivolta che c'è stata, che domani tornerà, tra i vicoli dei vostri cuori e delle vostre città, sul cemento un fiore nero nascerà, sul cemento un fiore nero nascerà.